Attenzione … la classe media si sta estinguendo!
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Il collasso delle classi medie
Le classi medie nella società americana
Secondo uno studio del 2007 della Californian State University, negli Stati Uniti, la classe media (middle-class) è composta da tre stratificazioni: la classe media superiore (upper middle-class), la classe media vera e propria (middle middle-class) e la classe media inferiore (lower middle-class).
La classe media vera e propria è composta da coloro i quali sono nel mezzo della curva di distribuzione del reddito. Si tratta di persone il cui reddito annuale oscilla tra l’80% e il 120 % del reddito mediano nazionale dei proprietari di casa. Tale reddito oscilla, attualmente, tra i 35.200 e i 52.800 dollari.
La classe media superiore (upper middle-class) è composta in maggior parte da colletti bianchi, professionisti altamente qualificati, con redditi del nucleo familiare superiori ai 100.000 dollari l’anno, e individuali superiori a 62.500 dollari l’anno. La classe media superiore è stimata attorno al 15% della popolazione.
La classe media inferiore (lower middle-class) è la più popolosa tra le classi medie ed ha più o meno la stessa grandezza della classe lavoratrice: circa un terzo della popolazione. Ne fanno parte semi-professionisti, e i colletti bianchi meno qualificati.
In definitiva, secondo la Californian State University, la società americana può suddividersi oggi nelle seguenti classi:
A) Classe superiore (1-5%): delegati di consigli di amministrazione di grandi società e altri individui con altissimi redditi;
B) Classe media superiore (15%): colletti bianchi professionisti altamente qualificati, lavorati autonomi altamente qualificati, titoli accademici elevati, reddito superiore ai 62.500 dollari, e superiore ai 100.000 se nel nucleo familiare ci sono 2 percettori di reddito;
C) Classe media inferiore (30-33%): semi-professionisti, titoli di studio non superiori alla laurea di primo livello, limitata autonomia, redditi tra i 32.500 e i 60.000 dollari;
D) Classe lavoratrice (30-33%): clericali, terziario, servizi e colletti blu, autonomia minima, studi secondari superiori o qualche anno d’università, redditi tra i 15.000 e i 32.000 dollari;
E) Poveri (17-20%): di solito disoccupati, al di sotto della soglia di povertà, spesso privi di titolo di scuola secondaria superiore, redditi sotto i 15.000 dollari.
Lo studio ribadisce inoltre che con il passare del tempo la sperequazione dei redditi negli Stati Uniti aumenta: dal 1980 al 2000 la curva di concentrazione di Lorenza ha assunto un aspetto sempre più convesso.
Dove sono finite le classi sociali?
E la classe media andò all’inferno
di FEDERICO RAMPINI
BISOGNA leggere sul sito Internet di Repubblica le 1.700 testimonianze dei lettori sulla “vita quotidiana al tempo del caro-prezzi” per capire quel che accade in Italia. La chiamiamo crisi perché ci mancano parole nuove per descrivere il disagio sociale che si rivela sotto i nostri occhi. Li definiamo nuovi poveri e il termine è inadeguato, ma traduciamo il fenomeno americano del Working Poor, la scoperta d’una questione sociale nel cuore d’una opulenta società postindustriale: quando di colpo un posto di lavoro normale non è più la garanzia contro l’insicurezza. Ilvo Diamanti li ha chiamati “i penultimi” per individuare un ceto medio scoraggiato che non riesce più a puntare verso l’alto della piramide sociale, ma si sente risucchiato verso chi ha meno.
Un ceto medio non povero in senso tradizionale, ma impoverito per la perdita della ricchezza più preziosa: la fiducia che i figli staranno meglio dei genitori.
Le polemiche sul costo della vita diventano un caso politico – unico in Europa – perché è in gioco molto di più della verità sui prezzi: la verità sullo stato della nazione. La diatriba sull’inflazione tocca nervi scoperti, libera una tensione che non riusciva a esprimersi. 1.700 interventi sul sito di Repubblica ci consegnano un’autoesame collettivo dell’Italia del 2004, minuzioso, pignolo: buste paga e spese per mutui, tasse, libri scolastici, vestiti e scarpe dei figli, nome e cognome, età, professione, città. Ci sono gli insegnanti e i dipendenti pubblici, le nuove professioni informatiche, i giovani al primo impiego e i pensionati. I sabati sera con gli scontrini per la pizza, la birra, la benzina, i biglietti del cinema.
E’ un paese moderno e normale che si guarda senza piagnistei, ma sente di franare. Le sue impressioni sono confermate da uno studio esterno, non condizionato da polemiche locali, quello della banca svizzera Ubs sul potere d’acquisto reale degli europei: il ceto medio italiano è in fondo alla classifica, un ingegnere elettronico da noi riesce a comprare il 60% in meno del suo collega francese, una maestra elementare ha un tenore di consumi inferiore dell’88% alla sua collega tedesca. Queste due figure sociali dell’ingegnere e dell’insegnante, che un tempo misuravano il perimetro della nostra middle class, almeno per frustrazione oggi sono un po’ più vicini ai 3 milioni di lavoratori italiani medio-bassi con un salario netto sotto gli 800 euro, agli altri 3 milioni che si situano fra 800 e mille: cioè i nostri Working Poor. La difficoltà di neolaureati, impiegati di banca, piccoli professionisti, si aggiunge allo shock della scoperta che gli autoferrotranvieri di Milano guadagnano 700 euro al mese.
Non sono tutti omologabili i 14 milioni di italiani che l’Eurispes infila dentro la categoria del “disagio sociale”. Non è credibile un quadro pauperistico, l’Italia non sprofonda nel Terzo mondo. Tra gli interventi dei nostri lettori c’è chi espone i contrasti: i negozi continuano ad avere clienti, i ristoranti non sono vuoti, gli adolescenti hanno il telefonino. Tra le cifre discordanti su consumi e inflazione è possibile estrarre la verità.
Come ha spiegato Luciano Gallino la differenza fondamentale tra i dati Istat e quelli dell’Eurispes – all’origine di tutte le controversie politiche – è che i secondi tengono conto dell’andamento delle retribuzioni. Nel 2003 per la prima volta da vent’anni le retribuzioni sono aumentate meno dell’inflazione, una famiglia di 3 persone con due redditi medi da lavoro dipendente ha perso potere d’acquisto per 720 euro. La gravità dei rialzi dei prezzi si capisce in questo contesto: i redditi che ristagnano. Negozi e ristoranti non sono vuoti perché il primo riflesso per difendere il proprio tenore di vita è intaccare il risparmio. Negli ultimi 5 anni 9 italiani su 10 hanno diminuito i risparmi.
Solo integrando tutti i fattori che intervengono sul bilancio familiare si ottiene un quadro realistico. C’è dell’altro, oltre all’inflazione nascosta che aggrava la stagnazione dei redditi. C’è la lenta erosione del welfare state italiano, quel sistema di servizi pubblici e garanzie per la salute e la vecchiaia che accompagnava dalla culla alla tomba: le prestazioni dimagriscono, l’integrazione privata aumenta, fino ai casi estremi di mogli che devono rimanere a casa perché l’asilo nido privato costa più di quel che guadagnerebbero lavorando. C’è l’impatto del “terribile 2003″ sul patrimonio degli italiani: dai bond argentini alla Cirio alla Parmalat, la figura sociale del risparmiatore truffato si fonde con quella del consumatore impoverito. C’è la pressione della globalizzazione, l’avvento di quella che la Century Foundation ha definito The New Ruthless Economy, la nuova economia spietata, che coglie l’Italia più impreparata e fragile.
Con un capitalismo in declino, assediata dalla concorrenza di paesi a basso costo del lavoro, senza più la valvola illusoria delle svalutazioni o del debito pubblico, un’ampia fascia di italiani è stritolata fra la necessità dei datori di lavoro di ridurre i costi, e le rendite parassitarie dei settori non esposti alla concorrenza internazionale (come il commercio).
La novità più grave è la rottura, nel pensiero collettivo di una parte del ceto medio, di quel trend sociale ascensionale tra padri e figli che sembrava una costante. Fu uno dei tratti dominanti del ?900: nel passaggio dalle campagne alle città, dall’istruzione elementare alla laurea di massa, dalla catena di montaggio ai colletti bianchi, quel progresso generazionale era il collante del consenso, la molla motivazionale del risparmio dei genitori, il grande stabilizzatore sociale, interrotto solo da traumi come le guerre. E’ quel movimento ascensionale la ragione per cui una società come quella americana accetta diseguaglianze sociali enormi: in un paese ad elevato sviluppo economico e demografico il flusso ininterrotto di immigrazione che ingrandisce l’esercito dei poveri è anche il serbatoio umano della speranza che il futuro dei figli sarà migliore. E’ quella fiducia che invece il ceto medio italiano ha perduto, entrando in una dimensione senza sogni che Cristopher Lasch ha descritto come “l’èra delle aspettative decrescenti”.
Nel 1962, mentre nasceva il termine “neocapitalismo” e mentre Kennedy lanciava l’avventura spaziale, Michael Harrington scosse gli Usa con l’inchiesta The Other America in cui rivelava per la prima volta il fenomeno dei nuovi poveri, descritti in termini che rimangono attuali: “Non sono i poveri del passato o del Terzo mondo, sono poveri qui e oggi relativamente a quel che il paese potrebbe offrire. Vivono su un nuovo confine, al margine dell’affluenza, leggono gli stessi magazine, guardano gli stessi film dell’America opulenta, e il messaggio che questi gli trasmettono è che loro sono gli esuli interni”. Per l’America lo shock di quella scoperta coincise con la nascita delle prime rivolte dei consumatori. Poi con l’ambizioso progetto redistributivo della Great Society varato dai democratici. E’ l’esempio d’una frattura sociale a cui risposero dei movimenti collettivi, e un progetto politico nuovo.
(8 febbraio 2004)
L’articolo è tratto da http://www.repubblica.it/2004/a/sezioni/economia/redditi/media/media.html
Pubblicato in Sulle classi medie | Tag:capitalismo, commercio, concorrenza, consumi, dipendenti pubblici, eurispes, giovani, globalizzazione, inflazione, istat, middle-class, pensionati, risparmio, società, welfare state
Costruire una sanità popolare ed oculata
Una giustizia giusta ed efficiente
Il dramma in cui versa la giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti. Gli stessi magistrati la denunciano ripetutamente, in più sedi, e da ultimo nell’acclamato libro “toghe rotte” del giudice Bruno Tinti.
I processi durano troppo, in galera ci vanno al 90% i drogati e gli immigrati, la maggior parte dei reati rimane impunita. Chi delinque in Italia sa che ha grandi proababilità di scamparla e di godere dei frutti illeciti del proprio comportamento antisociale.
La criminalità mafiosa, italiana e straniera, soffoca sempre più le parti del nostro Paese fino a ieri considerati indenni dal fenomeno. Le altre sono ormai spacciate. Chi apre un’attività economica deve sottostare alle minacce, alle estorsioni, alle vendette. Chi si rifiuta di obbedire viene colpito duramente con gravi ritorsioni.
La “piccola” criminalità è piccola solo nelle relazioni del Ministero dell’Interno. Chi ruba l’unica macchina a disposizione di un povero pendolare, è un grande criminale. Chi ruba in un appartamento devastandolo per cercare valori, produce un grande danno alla famiglia che con sacrifici e dolori sta pagando un mutuo insostenibile.
Il codice penale è vecchio, e così il codice di procedura penale: non sono più adeguati alla struttura della nostra società. Il codice civile è rimasto lo stesso dal 1800, si crede ancora che il cittadino che stipula un contratto di conto corrente debba essere posto sullo stesso piano giuridico della banca. Le regole che nel 1800 valevano solo tra i mercanti, non sono più adeguati in una società dove la gente è chiamata a relazionarsi con gli squali della finanza, l’arroganza dei grandi monopolisti.
La magistratura per fortuna non è ancora diventata una casta, ma la società non può aspettarsi di essere salvata, e “sanata” dai giudici. Specialmente se non gli si danno mezzi e strumenti.
MediaItalia intende porre fine allo stato disastroso della giustizia in Italia, riformando le regole e aiutando i magistrati nel loro compito di garantire alla società che la legge democratica venga rispettata.
Pubblicato in Temi | Tag:mediaitalia, legge, democrazia, società, impresa, giustizia, efficienza, magistratura, magistrati, codice penale, codice civile, codice di procedura penale, criminalità, mafia, delinquenza, immigrazione, droga, minaccia, estorsione, vendetta, Ministero dell'Interno
5 valori per ricominciare
Chi vuol far parte di Mediaitalia si riconosce nei seguenti 10 valori:
1) Onestà: La legge deve essere rispettata da tutti. Lo Stato deve avere gli strumenti per rassicurare ciascun cittadino che l’altro si comporti secondo le regole stabilite democraticamente. Prevenire e punire fortemente il crimine, a tutti i livelli, dal lavoratore che ruba al datore di lavoro, alla Banca che pratica interessi usurari, dai colletti blu ai colletti bianchi, per strada, negli uffici, nelle famiglie, nelle chiese, nei campi ROM, nelle periferie urbane, nei salotti buoni della finanza: non deve esserci luogo dove siano tollerati valori diversi da quelli tutelati con legge democratica.
2) Solidarietà: A tutti deve essere assicurata una esistenza dignitosa. Tutti i cittadini italiani devono poter contare sulla solidarietà degli altri cittadini (e quindi su un’efficace azione fiscale) su cinque beni primari: sicurezza, casa, cure mediche, istruzione, lavoro. Ciascuno deve avere assicurato un livello dignitoso di tali beni. Lo Stato deve concentrare i propri sforzi nell’assicurare prima questi beni, e poi eventuali altri, se rimangono soldi da spendere. Un esercito e corpi di polizia adeguati. Programmi di edilizia popolare che non creino ghetti. Un casa dignitosa per tutti. Pronti soccorso e ospedali efficienti. Scuole e università all’altezza del loro compito. Un’occupazione che fornisca un reddito sufficiente in relazione agli standard elementari di vita (tenersi in salute, spostarsi, curare gli affetti, ecc.).
3) Libertà: La libertà dell’individuo è la base di una libera società. Le leggi non devono imporre agli individui determinate scelte etiche. Sposarsi o non sposarsi, fare figli o non fare figli, votare o non votare, iscriversi ad un partito o non iscriversi, non possono essere azioni agevolate o contrastate da uno Stato espressione di una società libera.
4) Mercato: L’impresa in concorrenza è un valore per la società. Il ruolo dello Stato deve essere quello di garantire un mercato con regole chiare, facili da rispettare, applicate nei confronti di tutti gli operatori. I prezzi devono essere liberi, tuttavia se gli operatori non sono in concorrenza, lo Stato deve poter limitare gli effetti dannosi sui consumatori delle rendite di monopolio, degli accordi illegali contro la concorrenza, dei “cartelli”. La difesa di un livello minimo del salario deve essere garantita dallo Stato, dando potere ai sindacati, nella misura in cui il mercato non sia realmente libero. Lo Stato deve poter fare l’imprenditore quando un mercato è in condizioni tali da consentire ad un solo privato di agire come se fosse lo Stato.
5) Cultura: La ricchezza di una nazione non ne misura la civiltà. Vivere fino a 85 anni in un mondo di cannibali può essere peggiore di vivere 70 anni in un mondo civile. Lo Stato deve agevolare chi vuole vivere in maniera civile, e scoraggiare chi si comporta come un cannibale. Per fare questo, lo Stato deve essere il primo a comportarsi in maniera civile. Deve esercitare il suo potere tramite la pubblica amministrazione solo quando ciò è necessario per salvaguardare i beni essenziali che devono essere assicurati a ciascun cittadino.
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La parte della società che non si rassegna
C’è una parte della società italiana che non si rassegna all’immobilismo, al vecchio, al “non si può fare”.
Noi delle classi medie crediamo che le difficoltà in cui ci dibattiamo ogni giorno sono volute. In molti remano contro di noi, per sfruttare il nostro delicato equilibrio fatto di educazione al risparmio, tendenza alla solidarietà, senso dell’onestà e rispetto delle regole.
Chi rema contro? I furbi. I disonesti. Chi pensa di far soldi sfruttando l’ingenuità o la forza di abitudine di una intera parte della società italiana.
Mediaitalia si rivolge a tutti coloro che, indipendentemente dal reddito che percepiscono, e dal patrimonio che possiedono, si sentono sfruttati da una vera e propria associazione a delinquere che ha preso il potere in Italia, ramificata in esponenti politici, in associazioni di categoria, nei sindacati, tra i lavoratori autonomi e tra i liberi professionisti quanto nel pubblico impiego, tra i piccoli e i grandi imprenditori. Un’associazione che ha come scopo rapinare chi non fa parte dell’associazione: noi.
Persone educate a lavorare, a guardare fiduciosamente alla vita e alle opportunità. Persone per le quali i soldi non sono tutto. Persone che leggono, si informano, e silenziosamente assistono ai cortei, agli scioperi, alle pressioni delle lobbies in Parlamento per varare leggi che spremono sempre gli stessi.
Quando al potere c’è un governo di centro-destra, con la scusa di redistribuire il reddito a chi è asseritamente in grado di farlo fruttare, la classe media viene spolpata dai furbi, lasciati liberi di alzare i prezzi, imporre rendite di posizione, precarizzare i posti di lavoro e le vite delle persone: spolpata dal mercato.
Quando al potere c’è un governo di centro-sinistra, con la scusa di redistribuire il reddito a chi è asseritamente più bisognoso, la classe media viene spolpata dalle tasse, dall’aumento delle tariffe pubbliche, affogata nella burocrazia se vuole emanciparsi e avviare un’attività.
L’attuale centrodestra e centrosinistra, in 15 anni di governo del Paese, non ha reso gli ospedali più vivibili, non ha aumentato il nostro potere di acquisto, non ci ha reso più facile portare i nostri figli all’asilo, non ci ha dato più lavoro. Ci ha dato invece più Berlusconi, più televisione, più Rutelli, più Fassino, più Vespa, più periferie urbane degradate, meno prestigio all’estero, immondizia per le strade, e Dio solo lo sa quanto altro di brutto ancora.
Chi è stufo di questo gioco al massacro, ha da oggi una nuova casa: Mediaitalia.
Noi non ci rassegniamo a ossequiare e servire, con il nostro lavoro, i privilegi della casta, dell’associazione a delinquere. Pensiamo che occorra fondare un vero e proprio partito, che butti nel cestino le attuali regole del panorama politico (partitini, movimentini, girotondi, fascisti, comunisti, le rose bianche, le rose nel pugno, le rose nel culo …) e inizi veramente a occuparsi della cosa pubblica. Con principi, valori, e regole nuove.
Pubblicato in Presentazione | Tag:casa, centrodestra, centrosinistra, classe media, educazione, equilibrio, immobilismo, onestà, patrimonio, prezzi, reddito, risparmio, solidarietà, tasse
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