Il dramma in cui versa la giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti. Gli stessi magistrati la denunciano ripetutamente, in più sedi, e da ultimo nell’acclamato libro “toghe rotte” del giudice Bruno Tinti.
I processi durano troppo, in galera ci vanno al 90% i drogati e gli immigrati, la maggior parte dei reati rimane impunita. Chi delinque in Italia sa che ha grandi proababilità di scamparla e di godere dei frutti illeciti del proprio comportamento antisociale.
La criminalità mafiosa, italiana e straniera, soffoca sempre più le parti del nostro Paese fino a ieri considerati indenni dal fenomeno. Le altre sono ormai spacciate. Chi apre un’attività economica deve sottostare alle minacce, alle estorsioni, alle vendette. Chi si rifiuta di obbedire viene colpito duramente con gravi ritorsioni.
La “piccola” criminalità è piccola solo nelle relazioni del Ministero dell’Interno. Chi ruba l’unica macchina a disposizione di un povero pendolare, è un grande criminale. Chi ruba in un appartamento devastandolo per cercare valori, produce un grande danno alla famiglia che con sacrifici e dolori sta pagando un mutuo insostenibile.
Il codice penale è vecchio, e così il codice di procedura penale: non sono più adeguati alla struttura della nostra società. Il codice civile è rimasto lo stesso dal 1800, si crede ancora che il cittadino che stipula un contratto di conto corrente debba essere posto sullo stesso piano giuridico della banca. Le regole che nel 1800 valevano solo tra i mercanti, non sono più adeguati in una società dove la gente è chiamata a relazionarsi con gli squali della finanza, l’arroganza dei grandi monopolisti.
La magistratura per fortuna non è ancora diventata una casta, ma la società non può aspettarsi di essere salvata, e “sanata” dai giudici. Specialmente se non gli si danno mezzi e strumenti.
MediaItalia intende porre fine allo stato disastroso della giustizia in Italia, riformando le regole e aiutando i magistrati nel loro compito di garantire alla società che la legge democratica venga rispettata.