Partito Italiano delle Classi Medie – Mediaitalia

Obiettivi

Mediaitalia:

1) Perchè un nuovo partito?

Gli esponenti dei partiti politici che attualmente dominano la vita pubblica italiana cercano costantemente di convincerci che meno partiti = più decisionalità, e che più decisionalità = miglior governo. Bisogna dire chiaro e forte che questo non è vero. Un elevato numero di partiti (o meglio, di gruppi parlamentari presenti in Parlamento) è solo la causa apparente della incapacità decisionale di un governo. La vera causa di un governo debole e diviso, è l’incapacità politica delle classi dirigenti dei partiti che compongono l’arco costituzionale. Incapacità di:

  1. individuare l’interesse nazionale, inteso come minimo comune denominatore di politiche necessarie allo sviluppo del Paese, senza cedere alle pressioni delle lobbies;
  2. sacrificare i particolarismi senza cadere nel consociativismo;
  3. offrire un esempio di moralità e di professionalità ai cittadini.

Per questo motivo è necessario che in Italia si formi un nuovo partito la cui classe dirigente:

  1. Sia scevra da interessi personali;
  2. Abbia a cuore i bisogni e i desideri delle classi medie italiane.

 2) Perchè tutelare le classi medie?

Gli esponenti politici dell’attuale panorama costituzionale (escludendo dal novero gli affaristi di professione, gli opportunisti, gli yes-man, le donne-immagine, ecc.) si sono formati politicamente a cavallo del 1968, e assumendo quindi una cultura profondamente avversa alle classi medie. A sinistra, la classe media è considerata un gregge di piccoli borghesi avidi, paurosi, attaccati alla proprietà, i sostenitori del fascismo. L’attuale sinistra italiana pensa, per cultura, che la classe media italiana abbia costante desiderio di uno che garantisca sicurezza, stabilità, ordine, e le piccole cose “stupide” della vita borghese (famiglia, senso dello Stato, autorità, ecc.): un duce pacifico. Per questo l’attuale sinistra è culturalmente impegnata nel sostenere ogni genere di movimento sociale che redistribuisca continuamente reddito, produca un continuo ricambio a favore di chi appare che stia peggio, sfasciando le classi medie e impedendo la loro stabilità. L’attuale destra italiana dichiara invece di sostenere le classi medie e le loro esigenze, con l’unico scopo, in verità, si dirigerne le paure a sostegno di una ristretta classe di oligarchi che detiene stabilmente il potere economico. In Italia, non c’è nessun partito politico che effettivamente, con misure concrete, sostenga le classi medie. Sostenere le classi medie è invece lo scopo di Mediaitalia, perchè:

  1. Si può aiutare chi sta peggio solo se la ricchezza collettiva aumenta, e in una democrazia la ricchezza aumenta solo grazie ad una maggiore produttività del maggior numero possibile di individui, cioè della classe media, che va quindi sostenuta con adeguate politiche a favore:
    1. della famiglia (fondata o meno sul matrimonio) come unità primaria della società. Per tutelare la famiglia non bastano i diritti che oggi conosciamo e che sono scritti nella Costituzione. Oggi conosciamo i diritti individuali (es. il diritto di proprietà) e i diritti sociali (es. il diritto di ricevere un salario adeguato a sostenere un livello di vita decoroso), ma non abbianmo ancora elaborato una serie di diritti indispensabili alla tutela della famiglia, che potremmo chiamare i diritti della famiglia. Il diritto di avere figli, di poterli crescere senza andare in rovina per i costi eccessivi di nidi, asili, libri, medicine, di poter dar loro una educazione conforme ai propri principi e valori, l’effettiva parità tra i due coniugi, ecc.  
    2. del lavoro, inteso come strumento fondamentale attraverso il quale ogni persona, ogni cittadino, ogni individuo realizza sè stesso e cotribuisce al benessere di tutti gli altri, cioè della società di cui fa parte. Occorre abbandonare le vecchie contrapposizioni di inizio ‘900 tra “lavoratore” e “padrone”, ed elaborare una normativa nuova del lavoro, che tenga in conto gli sviluppi intervenuti in più di cento anni dalla nascita delle prime “unions”. Anche il ruolo del sindacato deve evolversi, e soprattutto abbandonare l’attuale fine politico che anima i comportamenti e le azioni degli esponenti più rappresentativi. Il sindacato deve tornare a curare gli interessi di chi lavora, non dei cittadini.

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