Pubblicato da mediaitalia su 13/02/2008
Il dramma in cui versa la giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti. Gli stessi magistrati la denunciano ripetutamente, in più sedi, e da ultimo nell’acclamato libro “toghe rotte” del giudice Bruno Tinti.
I processi durano troppo, in galera ci vanno al 90% i drogati e gli immigrati, la maggior parte dei reati rimane impunita. Chi delinque in Italia sa che ha grandi proababilità di scamparla e di godere dei frutti illeciti del proprio comportamento antisociale.
La criminalità mafiosa, italiana e straniera, soffoca sempre più le parti del nostro Paese fino a ieri considerati indenni dal fenomeno. Le altre sono ormai spacciate. Chi apre un’attività economica deve sottostare alle minacce, alle estorsioni, alle vendette. Chi si rifiuta di obbedire viene colpito duramente con gravi ritorsioni.
La “piccola” criminalità è piccola solo nelle relazioni del Ministero dell’Interno. Chi ruba l’unica macchina a disposizione di un povero pendolare, è un grande criminale. Chi ruba in un appartamento devastandolo per cercare valori, produce un grande danno alla famiglia che con sacrifici e dolori sta pagando un mutuo insostenibile.
Il codice penale è vecchio, e così il codice di procedura penale: non sono più adeguati alla struttura della nostra società. Il codice civile è rimasto lo stesso dal 1800, si crede ancora che il cittadino che stipula un contratto di conto corrente debba essere posto sullo stesso piano giuridico della banca. Le regole che nel 1800 valevano solo tra i mercanti, non sono più adeguati in una società dove la gente è chiamata a relazionarsi con gli squali della finanza, l’arroganza dei grandi monopolisti.
La magistratura per fortuna non è ancora diventata una casta, ma la società non può aspettarsi di essere salvata, e “sanata” dai giudici. Specialmente se non gli si danno mezzi e strumenti.
MediaItalia intende porre fine allo stato disastroso della giustizia in Italia, riformando le regole e aiutando i magistrati nel loro compito di garantire alla società che la legge democratica venga rispettata.
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Pubblicato da mediaitalia su 06/02/2008
Chi vuol far parte di Mediaitalia si riconosce nei seguenti 10 valori:
1) Onestà: La legge deve essere rispettata da tutti. Lo Stato deve avere gli strumenti per rassicurare ciascun cittadino che l’altro si comporti secondo le regole stabilite democraticamente. Prevenire e punire fortemente il crimine, a tutti i livelli, dal lavoratore che ruba al datore di lavoro, alla Banca che pratica interessi usurari, dai colletti blu ai colletti bianchi, per strada, negli uffici, nelle famiglie, nelle chiese, nei campi ROM, nelle periferie urbane, nei salotti buoni della finanza: non deve esserci luogo dove siano tollerati valori diversi da quelli tutelati con legge democratica.
2) Solidarietà: A tutti deve essere assicurata una esistenza dignitosa. Tutti i cittadini italiani devono poter contare sulla solidarietà degli altri cittadini (e quindi su un’efficace azione fiscale) su cinque beni primari: sicurezza, casa, cure mediche, istruzione, lavoro. Ciascuno deve avere assicurato un livello dignitoso di tali beni. Lo Stato deve concentrare i propri sforzi nell’assicurare prima questi beni, e poi eventuali altri, se rimangono soldi da spendere. Un esercito e corpi di polizia adeguati. Programmi di edilizia popolare che non creino ghetti. Un casa dignitosa per tutti. Pronti soccorso e ospedali efficienti. Scuole e università all’altezza del loro compito. Un’occupazione che fornisca un reddito sufficiente in relazione agli standard elementari di vita (tenersi in salute, spostarsi, curare gli affetti, ecc.).
3) Libertà: La libertà dell’individuo è la base di una libera società. Le leggi non devono imporre agli individui determinate scelte etiche. Sposarsi o non sposarsi, fare figli o non fare figli, votare o non votare, iscriversi ad un partito o non iscriversi, non possono essere azioni agevolate o contrastate da uno Stato espressione di una società libera.
4) Mercato: L’impresa in concorrenza è un valore per la società. Il ruolo dello Stato deve essere quello di garantire un mercato con regole chiare, facili da rispettare, applicate nei confronti di tutti gli operatori. I prezzi devono essere liberi, tuttavia se gli operatori non sono in concorrenza, lo Stato deve poter limitare gli effetti dannosi sui consumatori delle rendite di monopolio, degli accordi illegali contro la concorrenza, dei “cartelli”. La difesa di un livello minimo del salario deve essere garantita dallo Stato, dando potere ai sindacati, nella misura in cui il mercato non sia realmente libero. Lo Stato deve poter fare l’imprenditore quando un mercato è in condizioni tali da consentire ad un solo privato di agire come se fosse lo Stato.
5) Cultura: La ricchezza di una nazione non ne misura la civiltà. Vivere fino a 85 anni in un mondo di cannibali può essere peggiore di vivere 70 anni in un mondo civile. Lo Stato deve agevolare chi vuole vivere in maniera civile, e scoraggiare chi si comporta come un cannibale. Per fare questo, lo Stato deve essere il primo a comportarsi in maniera civile. Deve esercitare il suo potere tramite la pubblica amministrazione solo quando ciò è necessario per salvaguardare i beni essenziali che devono essere assicurati a ciascun cittadino.
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